Scritture neodialettali

Prima di partire per un lungo viaggio. Accade per la prima volta che su un sito di ampia visibilità, si ospiti una rubrica interamente dedicata alle scritture neodialettali, in cui appariranno autori e autrici di tutte le età, lingue, aree o orientamenti culturali: lirici e antilirici, epici e visionari, visivi e narrativi, mescidatori e sperimentali, puristi e meticci. All’occasione, segnaleremo altresì antologie, riviste, iniziative e studi relativi ai dialetti. A mo’ di augurio, apriamo con i versi di Carlo Falconi, classe 1975, già autore in lingua, ora esordiente con una plaquette di versi scritti nella parlata della vallata del Santerno. Un augurio per il suo libro d’esordio e pure per questo nuovo appuntamento: nel palinsesto della poesia, gli autori neodialettali ancora oggi e in vari ambiti, editoriali, accademici, sono trattati come abitanti delle riserve, guardati spesso con sospetto, quando non tollerati, accolti in talune antologie per una sorta di senso di colpa piuttosto che per un effettivo riconoscimento al merito o di merito, considerati antimoderni portatori di gusti o mondi un po’ retro. Nulla di più inesatto, come speriamo di avere modo di dimostrare, e nulla di più lontano dal corpo vivo delle lingue in atto. Chi scrive in dialetto oggi, lo fa con la consapevolezza di essere tra le lingue con gli strumenti necessari a una decodifica translinguistica dell’esperienza del mondo (1).

Pubblicato febbraio 10, 2010 da allombradellaluna in poesia

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