Sermonti e il vizio del libro

Come hanno reagito i dantisti alle sue letture di Dante, alle edizioni della Commedia che lei ha commentato? «Lo fossi stato io, dantista, mi sarei molto scocciato: “Cosa vuole questo qui? Che titoli ha?”. Devo dire però che le mie cose sono piaciute a Pier Vincenzo Mengaldo, a Marco Santagata, a Nino Borsellino e ad altri. Poi la predilezione che mi ha accordato Gianfranco Contini è stata accolta così così dai continiani radicali e da chi ce l’ aveva con Contini, come Franco Fortini». Quando ha conosciuto Contini? «Lo vedevo spessoa casa di Roberto Longhi, a Firenze. Stavo zitto e gli dedicavo un’ ammirazione muta. Avrò scambiato con lui una ventina di parole. Poi quando proposi di leggere Dante alla radio, era il 1985, andai a trovarlo. Stava un po’ sulle sue e mi disse: «Mi foni». Parlava così, voleva dire «Mi faccia sentire». Gli declamai ilV dell’ Inferno.E lui: «Il solfeggio è perfetto, ma ora me lo legga». Alla fine fu d’ accordo. E così cominciai». Il Dante scelto per Il vizio di leggere è il Dante del Convivio. Perché? «L’ ho fatto contro lo snobismo di qualche linguista politicamente corretto o di qualche demagogo che vuole dimostrare come l’ italiano, stretto fra l’ inglese e i dialetti, abbia i giorni contati. Dante si trovò a fare i conti con denigratori di specie analoga. La furia morale del suo caratteraccio e la spietata esattezza del suo genio prefigurano negli antenati pusillanimi i loro nipotini bastardi». “Oggi qualche demagogo vuole dimostrare che l’ italiano ha i giorni contati”

Pubblicato settembre 11, 2009 da allombradellaluna in altro

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