Viedellapovertà2

Forse non sono mai stato abbastanza intelligente, pazienza, bisogna farsene una ragione. E’ una di quelle cose a cui si preferisce non pensare, sperando di cavarsela, in qualche modo. Facevo fatica a concentrarmi, a capire al volo; gli insegnanti rispiegavano per me, e questo non mi faceva piacere, così come le sbuffate, le occhiate e le risatine dei compagni. Tolte storia e religione, ero un po’ una frana ovunque. Ma la storia mi faceva sognare, e dimenticare le cose spiacevoli: i rimproveri, le prese in giro, l’essere ultimo in tutto. Così, non amando il presente e non sognando un futuro, pensavo al passato, al mio, e a quello cento, mille anni fa; a come la gente vestiva, parlava. Mi sarebbe piaciuto vedere il mondo senza macchine, senza tivù e telefoni, con tanta gente in meno. Della religione, quella cristiana, mi colpivano le parole potenti e dure, che scuotevano; ma ce n’erano alcune, “poveri”, “umili” e “puri di cuore”, che sentivo speciali e rivolte a me, proprio a me; mi davano serenità e fiducia quelle parole, forse perché non bisognava faticare per essere così, non c’era niente da imparare, niente da dimostrare. “Le persone così piacciono a Gesù” mi ripetevano al catechismo e a scuola, e io ero contento di sentirmi in quel modo.

Pubblicato agosto 18, 2009 da allombradellaluna in racconti

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