L’impresa dei Mille

Faranno un monumento alla pazienza
dei testicoli strappati agli italiani.
Nel cuore della capitale,
in Piazza del popolo.
Sarà attrazione per turisti
e per i posteri il dono di quell’oro
per la patria. Non lamentatevi.
Mai. C’è di peggio: la fame, la morte…
Non s’accordano due, che s’amano
figuriamoci mille, estranei.
Tenete dunque stretto ciò che avete.
Arrangiatevi. Tutto è consentito
a patto di non farvi scoprire.
Sapete – no? – com’è complesso il mondo.
Per questo ci sta la politica…
Chi è in gamba, vive e lascia vivere.
“Il somaro” diceva il contadino
“mangia la paglia, il furbo beve il vino”.
Siamo coloro che anche voi sareste,
al nostro posto. Perché
tanti discorsi di principio?
Non riuscirete mai a contenerci.
Sarete qui a votarci nuovamente
o a strisciare, per imitarci…

…E’ ripartita la giostra dei nomi
intorno a simboli e poli.
Canteranno le casse dei partiti.
E gongolano e fremono i potenti
pronti ad infilarsi e a manovrare
suoi nuovi cavalli di Troia.
Squalo mangia squalo ma
si rigenera il branco.
Non sarò più azionista
di un’impresa fallita in partenza.
Può un gesto di fede per anni
finire in un’urna di cenere?
Faccio voto di vendere caro
il mio voto e la pelle.
E col pollice verso
mi schiarisco la voce e voi amici
fate ciò che credete.

Pubblicato agosto 17, 2009 da allombradellaluna in poesia

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