Corpus Mechanicum

di Fabrizio Corselli

Di un corpo meccanico prende forma il seme

mentre erode come friabile roccia la dura scorza;

Affiorano, possenti, le fitte radici dal terreno fertile

ove inala un crine il dendritico nervo,

così generando da quel florido embrione sintetici frutti.

 

Del suo sangue ferroso sento il clangore

spargersi nell’aria, come arma arrugginita

in quegl’ossidati campi di organica fattura,

dove ogni automa ricerca la propria metamorfosi.

Cadono come rottami, le croste di ruggine

dalla mia pelle, ed acquieta di quel logoro rigetto,

i cinici antiquari,

e ancora montano e smontano i propri pensieri

come oleati ingranaggi mentre disgregano

del mio senno, le inflessibili molle.

La mente s’illumina …e tutto si fa materia!

Allorché consunte le batterie dall’acido

di quegl’artificiali intelletti ne corrodono le vene

e liberano di ogni guscio la propria anima.

Altri fluidi corpi,

adesso cadono giù in quel cimitero di macchine

come chiazze marroni di diluito colore sul bagnato,

intrappolati in un liquido amniotico

che ancora alimenta della loro genìa i recisi cordoni,

finché sospesi, rimangono di quelle cianfrusaglie

solo i frammenti come corpi in attesa,

contemplando della loro caduta il passare del tempo.

Pubblicato agosto 15, 2009 da allombradellaluna in poesia

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