Lasciate voi allora

Lasciate voi allora
la dolente al suo lutto:
stiamo sempre annegando
– nel fiorire di un giardino azzurro-
e tutto sarà dimenticato
e a nulla si porrà riparo!”

Ancora intenta a spolverare
la sua prima morte
(indulgenza a lucrarsi una sola volta al giorno,
nei tempi cronometrici
di quel firmamento di cristallo
iniziatore di fuoco)
della sua supplicazione
non era capace di trovare il tono,
per la storia crocifissa,
per le evidenti deiezioni, talora di ribellione,
di lamento forse,
di sottomissione, anche.
Perdeva l’aureola,
l’innocente martire
– un’ossatura cubica le movenze sue
a rinchiudere-
e balbettavano- e scricchiolavano-
le figure enigmatiche,
durante l’inventario delle gocce di sangue.
Sotto quale cielo e dove
-nell’ordinato interconnettersi
degli epicicli e degli abissi-
doveva lei collocare dunque
l’agonia del morente,
accumulatore che si scarica
in quell’attimo brevissimo e allucinatorio
nella notte della Notte più lunga?…
Oh, se solo
se solo qualcosa avesse potuto mai
dissigillare poi le labbra
per un sommovimento qualsiasi degli elementi,
e dopo averlo sentito tutto, quel mormorare obliquo!
(L’Inevitabile dopo tutto è inevitabile,
– sacramentavano, gli altri,
tra i rasoi e i feretri sottili
crudamente spersi nel cerchio-
e sempre di emaciazione estrema lei
periva).

Villa Dominica Balbinot

Pubblicato marzo 19, 2009 da allombradellaluna in poesia

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