Lo vidi a Londra, tanti anni fa. Ero giovane, mi sembrò una cosa strana, anche perché non capivo le parole. Tutto era strano nella Londra di quei giorni, dove mio zio, per farmi fare un’esperienza, mi mandò a lavorare nel mailing office della Mobil. Gli impiegati mi prendevano in giro, ma ero contento perché conobbi gente interessante, tra cui quella che più tardi diventò la compagna di Baglioni. Sua madre sospirava: Eh, tu saresti l’ideale… Il tempo dimostrò il contrario.
10 giugno 1940
Ottobre 11, 2009di Roberto Amoretti
“Che noia il turno di guardia di notte!”
L’aria è fresca ai 2.000 metri di Cima Marta, ed il Caporale Antonio Lanteri, di Briga, guarda il cielo stellato di inizio estate, disteso nella buca che il Tenente chiama pomposamente “avamposto”.
“Domani sarà una bella giornata di sole”, pensa Antonio, “se il Tenente è di buon umore mi faccio mandare in pattugliamento. Voglio arrivare fin giù, al torrente, dove andavo per anguille con nonno Tugnin.”.
Alle quattro di notte arriva il cambio e, tornato in camerata, si butta sulla branda, bello vestito, pensando alle sguscianti anguille, alle piccole ma combattive trote fario, che prendeva con le mani, cingendo i levigati massi del fondo del laghetto…
E’ l’alba del 10 di giugno del 1940, il tempo è splendido, il sole inizia ad asciugare l’erba bagnata dei pascoli di Marta. Il Tenente sta sorseggiando il caffé, e offre un po’ di cioccolata (tutto rigorosamente autarchico) ai suoi soldati, scherzando, in dialetto, con il cuoco.
Il Tenente Calzia, di Pontedassio, ha il comando della Compagnia e, quando vuole far sentire il peso del comando, parla in italiano ed è piuttosto autoritario, ma in altri momenti si rilassa, e parla “cumme nui autri”.
Il Caporale Lanteri capisce che il momento è propizio, si fa coraggio, e gli si para davanti, sull’attenti:
“Signor Tenente, se lo ritiene opportuno, sono a disposizione per effettuare un pattugliamento lungo la linea di confine, nel vallone della Bendola
I mostri marini
Ottobre 5, 2009I miei occhi sono due sassolini neri, ma a volte è come se fossero più neri e così brillano. Io li lascio brillare perché vedono di più, guardano le cose come a farle diventare trasparenti e le vedono al centro come quando si guarda un cuore fino in fondo. Quando di notte vado in giro arrivo al mare. Il mare è grande e profondo e non lo vedi tutto e certi colori del mare sono ombre e le ombre sono i mostri marini. Dal mare vengono fenomeni strani e si chiamano onde. Le onde sono più piccole del mare, ma si muovono nell’acqua, si alzano e con la schiuma sbattono contro le case: è tutto un trac alle finestre e un cric e c’è un rumore che è diverso dai rumori che si conoscono ed è il mare.
I miei giorni felici
Settembre 30, 2009Che vogliamo farci? Invecchia e regredisce alla svelta, Erre, presto sarà al pannolone e al ciuccetto, sempre che a fargli togliere il disturbo non ci pensino prima una delle tante influenze o un TIR di passaggio.
E, siccome per giunta è sempre stato uno di quei giuggioloni che guardano incantati per ore le caccole che si estraggono dal naso, mentre canticchia (di tanto in tanto soffiandoselo, finalmente, il naso) peggiora ulteriormente le cose con una domanda: a saperlo (allora!) che “quelli” erano i giorni felici, lo sarebbero stati ancora di più? Oppure – di meno? Oppure – infelici – del tutto?
Fuga dal sistema
Settembre 29, 200912 settembre 2048. Questa mattina, nel suo appartamento di New York, all’età di 86 anni, si è spento lo scrittore americano David Foster Wallace. Lo scrittore soffriva da diverso tempo di un male incurabile, dovuto ai postumi di un incidente domestico. Wallace era conosciuto presso il grande pubblico per le opere pubblicate a ridosso del passaggio tra il secolo scorso e questo presente. La moglie ha continuato ad accudirlo fino dal giorno in cui, quaranta anni fa, Wallace subì l’incidente che lo immobilizzò su un letto. David Foster Wallace cadde da una scala battendo la testa. Il ritardo dei soccorsi – lo scrittore era solo, la moglie giunse sul luogo due ore dopo l’accaduto – pregiudicò la sua situazione impedendo l’irreparabile. La figura di Wallace, in questi anni, è stata al centro di un doppio dibattito, letterario e medico; il primo incentrato sull’apporto fondamentale alla letteratura post-moderna e all’influenza che lo scrittore di Ithaca ebbe sulle principali figure di autori nati nei primi anni dopo il duemila; il secondo dibattito, più spinoso, sulla sua condizione vegetativa e su come grazie agli sforzi della moglie egli sia riuscito a sopravvivere continuando a dedicarsi alla sue passioni di sempre, la scrittura e i cani. Negli ultimi anni, nonostante l’aggravarsi delle sue condizioni, Wallace ha scritto e dato alle stampe diverse opere non narrative. La critica sembra unanime nel considerare i suoi due capolavori “Infinite Jest” (1996) e “The Pale King” (2010) come due tra le migliori opere di questo secolo. Questi i titoli dei suoi due ultimi romanzi. Le riflessioni di Wallace fino ad oggi si sono in prevalenza soffermate su saggi di cultura e società. “Se ne va uno dei migliori, uno scrittore che ha contribuito a tracciare i confini di ciò che era narrabile in un’epoca che non sembrava riconoscere maestri e si presentava all’inizio di un nuovo secolo completamente smarrita” (L. Pagano). Gli anni in cui è vissuto David Foster Wallace sono stati gli anni in cui gli Stati Uniti hanno fatto fronte a diversi conflitti internazionali in Medio Oriente (Kuwait, Iraq, Afghanistan), sono stati gli anni che hanno immediatamente preceduto la Grande Crisi. Wallace ha osservato questi avvenimenti dal letto collocato nella stanza di un appartamento a New York, città dove era stato trasferito nel 2008, a seguito della caduta, per facilitarne la cura. Non hanno fatto in tempo, la sua penna e il suo stile, a descrivere lo scoramento di una nazione dinanzi alla recente notizia dell’impeachment del nostro attuale Presidente, incriminato dalla Corte Suprema per avere cercato di occultare le prove che l’11/09 è stato voluto dall’amministrazione ombra del Presidente George W. Bush. I nostri lettori più giovani non si ricorderanno delle accuse – poi rivelatesi infondate – mosse alla moglie, secondo le quali Wallace non sarebbe stato vittima di un incidente.
Patrick Emerson, New Yorker, 12 Settembre 2048
La palla
Settembre 27, 2009La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando facevo la palla.
Mia moglie mi chiedeva sempre di fare la palla, quando stavamo in giardino e giocavamo con la nostra cagnolina Lisistrata.
Come correva Lisi quando facevo la palla e rotolavo sull’erba! Anche quando pioveva mia moglie mi chiedeva di fare la palla.
Una volta che eravamo alla casa al mare e c’era il temporale, mia moglie ha spento la tv di colpo, abbiamo preso Lisistrata e siamo andati sulla spiaggia.
La macchina è ferma
Settembre 27, 2009A pochi metri dall’incrocio, la macchina manda un segnale luminoso intermittente. Di attesa.
In piedi sul marciapiede un’unica figura maschile. In movimento quasi statico. Di attesa.
Il Sole è alto. Sottolinea gli elementi di scena con ombre contratte.
L’occhio di Egle non cerca incognite ininfluenti. Bendato e interrogato, non saprebbe dire nemmeno il colore della macchina. A ciglia appena sfiorate dallo spazzolino del mascara, mette a fuoco l’occhio di lui. Riconoscendolo.
Il saluto assume la forma di sorriso. Che riassume. Che propone. Rende evidente che, fra i due, il disguido del giorno precedente non ha lasciato alcuna ombra. È possibile che lui – sorriso facendo – stia sussurrando un tutto chiarito?, che lei di seguito monosillabi un convinto sì a mettere fine al malinteso nato da un sms sballato. Già: gli sms sono insidiosi, possono trasformare acqua in carta senza troppi giochi di prestigio: è una semplice questione di tasti. La lettera a di acqua convive con la lettera c di carta e, in base alla proprietà simmetrica, la c (seconda lettera della parola acqua) convive con a (seconda lettera della parola carta) e così q con r, u con t, e a con a (proprietà riflessiva). È possibile. È più probabile che se lo siano detti prima per telefono. E che salgano in macchina con la stessa meta nel cuore. Oggi: la meta mancata di ieri.
Oggi mi sposo
Settembre 11, 2009Entro come sempre trafelato nell’androne dove per fortuna l’ascensore sta già arrivando.
La porta si apre e ne scende lei, con un abito Impero grigio chiaro ed un bouquet in mano.
“Che fai?” le chiedo.
“Non vedi?” risponde “Vado a sposarmi.”
Draghi, mostri e la terapia
Settembre 7, 2009un racconto di Piero Moroni
DUE
Confuso, avevo voglia di camminare un poco, ieri sera dopo il silenzio magico del Clairon e dopo aver salutato le serveure antipatico, decido di incamminarmi scendendo le scale di rue du Calvair.
Strane ombre tra cui una che faceva fumo, mi seguivano.
Ho incontrato Pascal che lui, Pascal, dorme sotto una scalinata e che Enrico gli ha regalato un sacco a pelo nuovo e Pascal mi ha raccontato delle sue avventure che io non ci credo alle avventure di Pascal e poi dopo aver salutato Pascal e dopo avergli dato 10 Euro sono entrato Au Rendez Vous des Amis in Rue Gabrielle.
C’era Marcos, l’argentino, ieri sera.
E mi ha offerto una birra e con lui c’era una tipa di nome Ana, Maria Ana, che è diverso da Marianna e con Ana Maria c’era anche un’altra tipa che era sua amica e collega di lavoro e che si chiamava, Rita Maria che non è Maria Rita.
Entrambi belle ragazze.
Rosa del deserto
Settembre 3, 2009Gisella Gasparini (2.6.1957 – 20.8.2009) in memoriam
Gisella viveva in più mondi – e questa è stata, fino alla fine, la sua forza.
Forse a causa della malattia che l’aveva accompagnata per tutta la vita e che aveva limitato il suo raggio d’azione, aveva sviluppato dentro di sé una ricchezza che la faceva vivere in pienezza, perfino negli ultimi tempi, quando il dolore aveva preso il soppravvento su tutto il resto.
Ma Gisella non si faceva vincere.
Non è morta sconfitta.
Pubblicato da allombradellaluna
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