Una vocazione è presente in ogni uomo. Così scriveva Isaiah Berlin, in un suo famoso libro, Il legno storto dell’Umanità.
Berlin scriveva che il fine dell’uomo è quello di realizzare a qualunque costo la visione personale che ha dentro di sè. E il peggior delitto di cui possa macchiarsi è l’infedeltà a questa meta interiore che è sua e soltanto sua.
La vocazione riguarda tutti. E si direbbe anche che questa vocazione è ciò che potenzialmente può salvare ogni essere umano. Il problema però è che ‘ascoltare la propria vocazione’ (non necessariamente artistica, ma creativa nel senso più generale del termine, che vuol dire positiva e non distruttiva) è diventato oggi sempre più difficile, in un mondo che sembra aver perso gli orientamenti utili, e sembra spingere verso l’accumulazione di dati (in gran parte inutili) e la dispersione di energie.