di Stelvio di Spigno
Dove sarà la terra e il fiumicciatolo
inutile della salvezza
Passerà in un bicchiere
attraverso una folla di panchine
dove ancora siedono i miei morti
e si attacca, si appiccica l’amore
che sono diventati.
Ma davanti allo schermo
di questo foglio elettrico
non ci sono parole per dire
che inutile è stato sperare, desiderare
il pane, farsi la croce in
un rosario di camere sfitte
Dove sarà il mare, il circuito delle sue mosse
sempre le stesse, solo nei libri ormai,
nelle foto dell’azzurro e del nero
così esteso
Magari ci fossi ancora dentro io – ma da esse
resto staccato e scomparso
non si può chiedere più altro
se non il perdono di esserci stato
anche solo un momento.