Marzo 19, 2009
Lasciate voi allora
la dolente al suo lutto:
stiamo sempre annegando
- nel fiorire di un giardino azzurro-
e tutto sarà dimenticato
e a nulla si porrà riparo!”
Ancora intenta a spolverare
la sua prima morte
(indulgenza a lucrarsi una sola volta al giorno,
nei tempi cronometrici
di quel firmamento di cristallo
iniziatore di fuoco)
della sua supplicazione
non era capace di trovare il tono,
per la storia crocifissa,
per le evidenti deiezioni, talora di ribellione,
di lamento forse,
di sottomissione, anche.
Perdeva l’aureola,
l’innocente martire
- un’ossatura cubica le movenze sue
a rinchiudere-
e balbettavano- e scricchiolavano-
le figure enigmatiche,
durante l’inventario delle gocce di sangue.
Sotto quale cielo e dove
-nell’ordinato interconnettersi
degli epicicli e degli abissi-
doveva lei collocare dunque
l’agonia del morente,
accumulatore che si scarica
in quell’attimo brevissimo e allucinatorio
nella notte della Notte più lunga?…
Oh, se solo
se solo qualcosa avesse potuto mai
dissigillare poi le labbra
per un sommovimento qualsiasi degli elementi,
e dopo averlo sentito tutto, quel mormorare obliquo!
(L’Inevitabile dopo tutto è inevitabile,
- sacramentavano, gli altri,
tra i rasoi e i feretri sottili
crudamente spersi nel cerchio-
e sempre di emaciazione estrema lei
periva).
Villa Dominica Balbinot
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Marzo 19, 2009
la notte
che finì con l’incanto
degli unicorni giunti
a nozze
- ricordi? -
noi piantammo un rosaio
che negli anni a seguire
ci diede molti figli
s’infuriò forse un dio
roso da invidia
perché un inverno
pallido
più del gelo
lo uccise.
Non fu nostra la colpa.
Roberta Borsani
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Marzo 17, 2009
Dove stiamo andando
con le mani
ci tocchiamo il viso
e vediamo le dita
e sentiamo il calore
e chiediamo perdono
al Signore.
Dove stiamo andando
lo dice una timida intrusione
come di voce socchiusa
come di abbraccio disteso
e circolare
come di vento che stira
le giornate
e ci ritroviamo già al domani.
Maestoso cammina chi vive il presente
dice questo è niente
poi guarda
il volo degli uccelli
vorticoso e chiassoso
come un’ira del selvaggio.
Emanuele Kraushaar
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Marzo 16, 2009
Ti mordevi le labbra tenere
Finchè il sangue ne usciva;
Lo volevi, lo so,
Perché allora la mia bocca le chiudeva.
Lasciavi la tua chioma bionda sbiadire
Al sole ed alla pioggia:
Lo volevi, perché la mia mano
La carezzava.
Sei in cucina tra fiamme e fumo
Che bruciano le tue mani delicate:
Lo volevi, lo so,
Perché il mio sguardo vi si posava.
Rose bianche
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Marzo 16, 2009
Quella che.
E’ ritornata questa notte in sogno.
Uno dei miei compivo ultimi anni.
“Sono, – le chiesi – vicino a morire?”
Sorrise come allora.
“Di te so, – mi rispose, – tutto. Lascia
quel brutto impermeabile scuro.
Ritornerai com’eri”.
Franco Fortini
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Marzo 7, 2009
Frammenti di Misere d’Asfalto (afasie dellattitudine) di Marina Pizzi.
Frammenti di vita quotidiana e d’amore in brevi frasi in prosa che continua a denuciare la grande carica poetica di Marina. Un altro regalo al lettore di una visione del mondo e di se stessa attraverso la sua anima.
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Marzo 7, 2009
“Le stanze del cielo” di Paolo Ruffilli è una raccolta di poesie in cui attraverso gli occhi del poeta si elabora la paura della perdita della libertà.
Versi intensi e a volte drammatici di un dolore profondo dovuto alle mille sbarre che l’uomo mette fra se e il modno esterno. Sbarre che lo portano a valuterare la propria anima ma anche cosa accade fuori di essa.
Luigia Sorrentino intervista l’autore
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