Gennaio 29, 2009
“Il diario di Anna Frank “ovvero il racconto di una bambina che vive ,inconsapevole delle gesta dei grandi, una brutta pagina di storia, della nostra storia. Oggi si parla molto di quel genocidio non senza retorica e non senza enfatizzarlo troppo. Io penso che anche nelle celebrazioni si debba avere un po’ più di rispetto per le vittime di questo mondo. Forse perchè io non amo gli eccessi ma la discrezione anche e soprattutto quando c’è dolore.
Oggi chi si ricorda di Anna? Quel libro si legge ancora? C’è un altro libro che abbiamo dimenticato, che noi tutti dovremmo rileggere ed è: il carme “Dei Sepolcri” di Ugo Foscolo per imparare di nuovo ad onorare i morti , tenendoli sempre come esempio per chi c’è e ha l’obbligo di migliorare questo mondo.
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Gennaio 23, 2009
Diversi? sulla carta, forse, ma uguali per esigenze e necessità.
Bellissima questa provocazione di Roberto Rossi Testa, molto sottile e pungente ma chiara e lineare, semplice da capire anche all’animo più ingenuo, quello di un bambino
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Gennaio 19, 2009
Quando è scesa la grandine primaverile,
come una neve simulata, tutti hanno gridato
nella pista circolare di cemento,
e due giovani hanno preso a picchiarsi
– lo si è capito dopo – per finta.
Sotto un riparo, uno coglieva l’occasione
ingoiando, sollevata alta la bottiglia,
molte finestre, invece,
come macchine sfasate,
rimanevano aperte, battendo.
Ma dietro il condominio,
che occupa l’orizzonte occidentale
come un’astronave posata
su più piccole case, rimaneva
squarciato e luminoso il cielo,
e quel fondo rendeva visibile ogni singolo
atomo di grandine, ogni solitaria
traiettoria di gelo, fin quasi
a terra, poi le sagome umane
con le loro andature sbandate
assorbivano ogni attenzione.
Da “La distrazione” di Andrea Inglese
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Gennaio 16, 2009
di Arundhati Roy*
Se stavate guardando la televisione magari non avrete sentito che anche molte persone semplici sono state uccise a Mumbai. Sono state sterminate in una stazione ferroviaria e in un ospedale pubblico, i terroristi non hanno distinto tra ricchi e poveri. Hanno ucciso entrambi
con lo stesso sangue freddo. I media indiani sono stati fulminati
dall’onda di terrore che si intravedeva attraverso le baracche lucenti dell’India scintillante e spargeva la sua puzza sui marmi e le sale da ballo di due incredibili hotel di lusso e in un piccolo centro ebraico.
Ci dicono che uno di questi hotel è una icona della città di Mumbai. Questo è assolutamente vero. E’ l’icona della oscena ingiustizia che gli indiani subiscono tutti i giorni. Nello stesso giorno in cui i giornali erano pieni dei necrologi di persone stupende che parlavano delle magnifiche stanze dell’hotel dove erano stati, dei ristoranti che amavano (ironicamente uno di questi si chiamava Kandahar) e delle persone che vi lavoravano, in un piccolo riquadro sulla parte alta delle pagine nazionali (sponsorizzato credo da una compagnia che vende pizze) si leggeva “Hungry, kya?” (“Fame eh?”). Informava i lettori, sono sicura con le migliori intenzioni, che nella classifica internazionale
della fame l’India si trovava dietro a paesi come Sudan e Somalia.
Ma chiaramente questa non era quella guerra. Una guerra che si continua a combattere nei quartieri dei dalit dei nostri villaggi, sugli argini dei fiumi Narmada e Koel Karo, nelle piantagioni di gomma di Chengara, nei villaggi di Nandigram, Singur, Chattisgarh, Jharkhand, Orissa, Lalgarh nel West Bengala; e negli slum e bidonville delle
nostre magalopoli. Quella guerra non va in televisione.
Non ancora. Così forse come fanno tutti dobbiamo affrontare quella che vediamo.
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Gennaio 8, 2009
Tre poesie di Carlos Vitale tradotte da Marino Magliani.
Nozioni di realtà
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